martedì 30 marzo 2010

L’insostenibile leggerezza del centrosinistra

L’insostenibile leggerezza del centrosinistra

di Giuseppe Giudice

Prendo a prestito dalla bella nota di Carolus Felix il titolo della mia breve riflessione.
Il risultato è nudo e crudo e credo non si presti ad interpretazioni di comodo.
Il centrosinistra esce duramente sconfitto tranne che in Puglia dove esso è egemonizzato da una cultura e da una prassi di sinistra non minoritaria.
Ho più volte messo in evidenza nei miei scritti come la crisi del centrosinistra venga da lontano e sta essenzialmente nel paradigma che era alla base dello stesso Ulivo e rappresenta la putrefazione del togliattismo; il pensare che la sinistra possa farcela se essa è subalterna al centro. Nichi Vendola è l’unico che con chiarezza e determinazione è stato in grado di ribaltare questo paradigma: una sinistra radicale nei valori e nei fini ma a vocazione maggioritaria ed innovatrice riesce a vincere e convincere in una regione tradizionalmente moderata e di destra. Quello di Nichi è il modello francese (adattato) che è l’opposto dell’Ulivo.
Il PD è in crisi grave ed irreversibile: è la deriva finale dell’ideologia ulivista. Un partito non-partito con una forte connotazione feudale incapace di delineare una identità ed un progetto.
L’ulivismo sposò il social-liberismo di Blair e di questa fuoriuscita dal socialismo ha fatto la sua ragion d’essere. Il gruppo dirigente post-comunista ha creduto di fondare sul puro antiberlusconismo il collante della coalizione senza esprimere nessun progetto di società alternativo ad esso. La sciagurata teoria delle “due sinistre” : quella che fa il “lavoro sporco” al governo e quella che fa casino nelle piazze, avallata sciaguratamente da Bertinotti (anche se quest’ultimo ha fatto autocritica seria su questo punto) ha fatto il resto e ha portato alla profonda crisi di Rifondazione. Fallita questa il PD ha puntato a coprirsi sul versante di una presunta radicalità con Di Pietro e Santoro. Ma questo è un radicalismo qualunquista (e con venature autoritarie), non esprime assolutamente una alternativa alla destra (i fa appello alla “destra per bene” ) speculare al berlusconismo (anzi lo rafforza).
La verità è che con il crollo dei due partiti storici della sinistra (PSI e PCI) il consenso operaio e popolare si è spostato verso una destra populista (sia nella variante berlusconiana che in quella leghista) andando a formare un pezzo consistente del blocco sociale che sostiene questa destra e che il centrosinistra non è assolutamene in grado di scalfire. Nel 1996 l’Ulivo vinse perché la Lega andò per suo conto.
Il social-liberismo dei DS prima e del PD poi (fuori moda nella misura in cui i partiti socialdemocratici europei lo stanno tutti rifiutando e stanno virando a sinistra) non era assolutamente di far scoppiare le contraddizione nel blocco sociale della destra. Anzi l’alleanza del PD con un parte dei poteri forti ha ancora più spinto a ricompattarlo. In più la presenza di Di Pietro ha allontanato dalla sinistra componenti libertarie ed antiautoritarie. Quindi l’Ulivismo ed i suoi derivati si sono caratterizzati per una subalternità al liberismo in economia e per una tendenza ad assecondare pulsioni autoritarie e poliziesche (alla Travaglio) nell’ambito di un modo totalmente sbagliato di combattere Berlusconi.
La Francia ci insegna (ed in futuro anche la Germania) che per battere la destra e costruire una organica alternativa ad essa occorre una sinistra forte ed unita ma guidata da una consistente forza socialista. Un socialismo autentico (alla francese ed alla Lafontaine) che rompe nettamente con il social-liberismo e rifiuta derive minoritarie ed archeologie ideologiche.
Come dicevo prima è quello che Vendola nel piccolo dell’esperienza pugliese ha tentato ed è riuscito a fare. Ma una rondine non fa primavera.
Vendola è un leader prezioso ma intorno a lui dobbiamo costruire un soggetto, un progetto ed una cultura politica forte e radicata. Dal PD non potrà venire nulla di buono. Esso è in forte crisi e si limiterà a giocare di rimessa sulla possibile crisi che potrebbe aprirsi nel PDL dopo il successo della Lega. E quindi dare la sua disponibilità ad un asse con Fini e Casini che a noi non interessa affatto ovviamente.
Se purtroppo in Italia il socialismo non riveste quel ruolo centrale non è solo colpa del PD(che è un partito che ha fondato in negativo-sul rifiuto del socialismo, la sua identità). C’è una responsabilità degli accattoni come Nencini che lo hanno sputtanato.
Oggi è ancora più importante ed indispensabile avviare la costituzione della Lega dei Socialisti per la Sinistra, al fine di partecipare al processo costitutivo di SEL , aggregare tutti i socialisti che credo si siano accorti di come il nencinismo abbia fatto sparire il PSI dalla geografia politica. Ma fornire anche a tutta la sinistra un contributo di pensiero, idee e lavoro politico.

PEPPE GIUDICE

L'insostenibile leggerezza dell'esserne ancora convinti

L'insostenibile leggerezza dell'esserne ancora convinti

di Carolus Felix

Anche queste elezioni stanno per essere archiviate, riflettendo a caldo sul loro esito, possiamo rilevare alcuni dati importanti.
Il primo è l’astensionismo, trasversale che ha penalizzato non soltanto uno schieramento, ma tutti i partiti, dimostrando la progressiva disaffezione degli italiani per una politica che li riguarda sempre meno e da cui traggono sempre minori vantaggi di ogni sorta, sia di carattere generale che personale. Direi che il 20, 30, talvolta persino il 40% di astenuti, dimostra ampiamente che per masse sempre più numerose di compatrioti, questo sistema ha bisogno di una vera e propria rivoluzione istituzionale, politica e sociale, per poter tornare ad essere maggiormente credibile. Il secondo dato è l’avanzamento della Lega nel centro oltre che nel nord; la Lega capitalizza un consenso basato su una politica del doppio binario che spesso coincide con il tutto e il suo contrario. Ad esempio, votare per le centrali nucleari e per l’acqua da privatizzare e poi negare l’attuazione di tali misure nelle regioni in cui essa governa. E’ in fondo una politica che ha un obiettivo preciso che è in fase di progressiva attuazione: l’erosione dei consensi al partito di Berlusconi in tutto il nord per contendergli il controllo delle regioni in cui l’assetto produttivo e anche la fonte delle sue ricchezze è maggiore, e quindi ottenere sempre maggiori vantaggi in termini di autonomia e di utilizzo delle risorse economiche nazionali a favore prevalentemente delle regioni da essa controllate. Il terzo dato è che il PD non ottiene alcun significativo risultato e anzi, perde alcune regioni proprio perché sbaglia per l’ennesima volta le candidature: la Bresso al posto di Chiamparino, il candidato “sceriffo” De Luca per niente popolare anche nel centrosinistra, figuriamoci se in grado di sottrarre consensi al centrodestra. Il PD dimostra ancora una volta, dalla sua nascita, una tendenza perdurante: non riesce a sottrarre consensi al suo principale antagonista e continua a farsi erodere i suoi da Di Pietro che consolida le sue posizioni. E’ dunque un partito che non riesce, nonostante l’elezione di Bersani, a produrre alcuna novità e quindi ad essere credibile nella costruzione di una concreta alternativa su scala nazionale. Il quarto dato, significativo, è la vittoria di Vendola, vicino al 50% dei consensi, un successo molto importante e doppio, considerando tutto ciò che lo ha preceduto. Una lunga campagna mediatica di diffamazione e denigrazione, con l’arruolamento dei più disparati pennivendoli della variegata compagine del servilismo giornalistico italiano, con le bordate e gli agguati e gli attacchi degli stessi alleati del centrosinistra, tutti sistematicamente respinti sino alle primarie, che lo stesso Nichi ha dimostrato di aver saputo superare di slancio e con pura poesia. L’insostenibile leggerezza dell’essere convinti di un progetto concretamente alternativo, fatto di vere iniziative a favore della gente e specialmente di quella più svantaggiata, gli hanno fatto vincere la guerra, nonostante ogni battaglia sembrasse potesse essere sempre sull’orlo della sconfitta, o giocata sul filo del rasoio, su di una ostinata “spes contra spem” Nichi ha aperto un “foco de guerrilla” nel meridione e lo ha consolidato, una guerrilla a suon di versi scherzosi, strette di mano, abbracci, baci, condivisione, comizi, e soprattutto cose, fatti concreti che hanno convinto, “arruolato” consensi che potranno ulteriormente crescere. E soprattutto con il suo piglio rivoluzionario e gentile ha scompaginato lo schieramento avversario, dimostrando che la pazienza e l’attesa al varco sulle decisioni cruciali risulta vincente rispetto agli accordi di vertice clientelari, predefiniti e soggetti alla logica padronale. Persino lo schieramento a lui avverso di fronte a questa apertura disarmante si è diviso ed è stato sconfitto. Nichi Vendola ora ha bisogno di un vero partito che abbia una base teorica su cui fondarsi e su cui impostare un racconto alternativo, sia per sfuggire al rischio del populismo, sia per evitare la personalizzazione di Sinistra Ecologia e Libertà: l’alleanza di forze politiche di cui, per ora, è solo il portavoce. Il suo nome ha giovato alla causa ma non ha portato un incremento significativo dei consensi, su scala nazionale a SEL che, comunque, si consolida al 3%, su posizioni analoghe a quelle delle precedenti elezioni europee, in cui erano presenti al suo interno anche il PSI e i Verdi. Questi ultimi scontano miseramente la loro defezione, non avendo ottenuto consensi degni di essere menzionati. Sono ormai vuoti, partitini “a perdere” In Italia continua a mancare un partito di solida tradizione socialista che possa aggregare i consensi e costituire da base di lancio per la costruzione di una seria alternativa politica su scala maggioritaria e nazionale, come nel resto d' Europa o in Sudamerica. Questo partito può essere però validamente SEL, se trova con Vendola, ma non solo, una solida base teorica ed un radicamento nel territorio che possa portarlo a competere su questioni cruciali come lavoro, acqua, servizi pubblici, scuola, bisogni concreti della gente, fino a contrastare altri partiti che si stanno radicando, anche se in maniera del tutto ambigua. (come la Lega appunto che su scala locale nazionale dice e fa tutto, e contemporaneamente il contrario di tutto su base locale). Vendola ha dimostrato invece che si può fare nel territorio il contrario di quello che viene imposto a suon di decreti dal governo e proseguire in piena coerenza, fino a farsi riconoscere, ad esempio, la validità della politica energetica e rinunciare a costruire centrali nucleari in Puglia. Ma estendere questo modus operandi su scala nazionale non sarà facile, per cui sarà opportuno che egli si dedichi in questi tre anni a “ramificarsi” e radicarsi bene da sud a nord, almeno se nutre ambizioni più grandi, come merita. Per quanto mi riguarda, credo che l’impegno futuro dei socialisti che desiderano far crescere una speranza concreta di “fare futuro” in Italia, senza regredire continuamente nel berlusconismo e nel municipalismo leghista, debba essere rivolto prevalentemente a sostenere SEL e l’impegno di Vendola, senza ulteriori ambiguità. Ultimo dato: la vittoria sul filo di lana della Polverini, che comunque, da quando sono emersi i primi dati che la vedevano alla pari con la sua avversaria, aveva già dimostrato di avere vinto, essendo costretta a correre zoppa, e non per colpa sua, evidentemente, ma per colpa di chi probabilmente nel PDL non aveva tanto gradito la sua candidatura “finiana”, causando, non so quanto involontariamente, quell’ “incidente di percorso” che aveva portato all’esclusione del simbolo del PDL nelle liste di Roma e provincia. Il suo miracolo, la Polverini, se saprà ben guardarsi intorno, si renderà conto di averlo compiuto più verso i suoi alleati che contro i suoi avversari. Una lode infine alla Bonino, per la sua correttezza e per la sua riservatezza, oltre che per il coraggio di essere scesa in campo, quando nessuno ha osato farlo nel centrosinistra, per il solito Horror vacui, o per meglio dire a causa dell’incapacità del PD di saper scegliere l’ennesima candidatura vincente. Ultimamente infatti in quel partito, sembra si sia più esperti nel sabotare eventuali candidati vincenti, che nel saperli scegliere. I nipotini di Berlusconi dovranno dunque rassegnarsi, non farà il nonno come ora fa, volente o nolente, Prodi. Berlusconi sarà infatti ancora onerosamente occupato a tenere sulle ginocchia milioni di italiani e a dondolarli per almeno qualche altro annetto in più. Anche se i flaconi di Viagra li terrà sotto chiave e li dispenserà cautamente soltanto il “senatur”.

ALCUNE CONSIDERAZIONI A CALDO - di Pierluigi Camagni

ALCUNE CONSIDERAZIONI A CALDO

di Pierluigi Camagni

Dopo i risultati elettorali, soprattutto come gli attuali che vanno comunque in direzione non certamente come quella auspicata, per lo meno non appieno, non sono uso pensare che gli elettori hanno sbagliato (in questo caso votando ancora un centro-destra che ha poco rispetto dello stato di diritto e che poco ha fatto di concreto a parte interessarsi dei problemi del premier e proprio leader), ma cerco di capire dove abbiamo sbagliato NOI. Perchè di fatto abbiamo ancora una volta sbagliato, e dico abbiamo come sinistra nel suo complesso. Poi sentiremo dire che questo non è vero, che c'è una inversione di tendenza, ecc. ecc., ma il dato di fatto è che la sinistra continua a non saper interpretare le esigenze dell'elettorato. Non solo non riesce neppure a proporre un programma per il futuro che possa essere di interesse. Non a caso l'astensionismo, diversamente da quanto avvenuto in Francia, non favorisce il centro-sinistra, ma il centro-destra, proprio perchè, per le considerazioni di cui sopra, grossa fetta di chi non va a votare è rappresentata da elettori di sinistra. Non solo, un fortissimo rischio viene se la sinistra si lascia coinvolgere nell'antipolitica, e lo dico alle compagne e ai compagni, ad esempio, del popolo viola, che ho imparato ad apprezzare nelle ultime manifestazioni. In contesto in cui si dice che la politica è tutto uno schifo, statene certi, è storicamente dimostarto, chi vince sarà la destra. Non dimentichiamo che Berlusconi è nato proprio sfruttando le contestazioni di mani pulite, con le sue televisioni costantemente fuori ai palazzi dei tribunali. Quella che dobbiamo costruire INSIEME, è una alternativa POLITICA al centro-destra. E in questo contesto, i problemi della sinistra continuano ad essere, da tre anni a questa parte, sempre quelli: IRRISOLTI. Sono quelli che, già nel febbraio dello scorso anno, il professor Lazar, in un'intervista all'Espresso, evidenziava in cinque punti. Il primo, la leadership: troppi presunti leader in contrasto tra di loro e ASSENZA del NUOVO, vedasi le sconfitte di Penati o di Loiero; così, a tuttoggi, se di leader e novità si deve parlare, vedo solo NICHI VENDOLA. Il secondo, la strategia: bisogna fare una scelta chiara tra opposizione dura o opposizione moderata, perchè, diversamente, si perde sia l'elettorato di sinistra e non si conquista l'elettorato moderato. La risposta in tutta Europa, tranne che in Italia, è stata la riscopertà da parte dei partiti socialisti e socialdemocratici della propria identità di SINISTRA. L'ha fatto l'SPD in Germania, l'ha fatto il Partito Socialista Francese (che non a caso ha vinto le elezioni) ed anche il Labour di Gordon Brown. Il terzo, le alleanze: se si vuole è un corollario del secondo, bisogna decidere se guardare a sinistra o al centro. E' l'errore che continua nel PD, anche con la segreteria Bersani, si vedano le vicende che hanno portato alle primarie in Puglia e all'alleanza con l'UDC. Anche qui, non a caso, la sinistra che vince in Francia è una sinistra che sceglie un'alleanza AMPLIA e PLURALE a SINISTRA. Il quarto, la socilogia elettorale: diceva Lazar «Votano il PD le persone che sceglievano il PCI un tempo, del centro Italia, legate a categorie precise del settore pubblico, istruite, che abitano nelle grandi città, hanno più di 50 anni e non vanno a messa.» Occorre recuperare il contatto con i ceti popolari che, come magari al Nord, si sentono non presidiati e si abbandonano a tentazioni leghiste. Con l'avvertenza però che i tempi sono cambiati e quel ceto medio che una volta votava a sinistra, si va sempre più assottigliando, con un indice di disparità economica che, in Italia, è tra i più alti d'Europa e dell'area OCSE, e dove la crisi finanziaria prima e le politiche ultra-liberiste del governo di centro destra (che liberali non sono, nonostante Belusconi rivendichi anche questa tradizione insieme a quella socialista, favorendo banche e multinazionali) ha messo ancora più in ginocchio. Il quinto, l'identità: vuole il PD essere un partito di sinistra? Si sono perse le elezioni in Abruzzo, poi in Sardegna, poi le europee, ora queste regionali, cosa dobbiamo aspettare ancora per affrontarle? Mi scuso con chi ha già commentato, ma vorrei aggiungere ancora qualcosa. La prima: non ho mai amato e continuo a non amare questo bipolarismo, ma mi sembra evidente che bisogni farci i conti. Chi ha provato a porsi fuori, non ha avuto alcun risultato. L'UDC, in definitiva, non convince e continua a prendere gli stessi voti sia che si presenti da sola, sia che si presenti con una o con l'altra delle coalizioni, senza essere determinante. Perde nelle regioni in cui la coalizione in cui si colloca è perdente e vince nelle regioni in cui si colloca in una coalizione che, comunque, sarebbe vincente. L'elettore ha bocciato anche la politica dei tre forni. Attenzione, però, ho parlato di BIPOLARISMO e NON BIPARTITISMO, cui Berlusconi e Veltroni ai tempi ci volevano condurre. Quello agli elettori non piace e, non a caso, nelle coalizioni premiano non i grandi partiti ma i partiti fortemente identitari e con una precisa proprosta politica (vedi, in tal senso, anche quello detto da Lazar). La seconda: ribadisco che a sinistra non vedo in termini di leadership, novità, proprosta politica nulla di nuovo e proponibile che non sia NICHI VENDOLA, ma bisogna anche dire che SEL non può ridursi alla Puglia e al sud. In Lomdardia, ma è un dato comune a tutto il nord e non solo, SEL ottiene l'1,4% contro il 2% delle europee e, anche se elegge un consigliere (a proposito, i miei più sinceri e affettuosi auguri all'amica e compagna Chiara Cremonesi), non si può certo dire che ottiene un buon risultato. Vero è che alle europee nella lista di SEL erano presenti anche verdi e socialisti che ora, presentatisi da soli, prendono rispettivamente lo 0,8% e lo 0,3%, ma questo fa pensare ancora di più anche agli errori commessi nel decidere le alleanze. Resta il fatto di un messaggio che al nord non convince, nonostante il traino, comunque importante, del "marchio" Vendola. Allora, a mio avviso, ha ragione Nichi quando dice: "sogliamoci tutti" e diamo avvio ad un nuovo cantiere della sinistra, perchè è fallito quello del PD, ma anche altri non sono messi benissimo. Torniamo alle criticità di Lazar, per provare a vincere, occorre: un FORTE LEADER (ribadisco, vedo solo VENDOLA), una forte IDENTITA' e una forte UNITA', che non significa partito unico, a SINISTRA e di sinistra (come fatto in Francia), un conseguente PROGRAMMA fortemente caratterizzato con al centro i grandi temi della sinistra (che rimangono anche quelli che preoccupano i cittadini), primo tra tutti il LAVORO.

lunedì 29 marzo 2010

REGIONE MARCHE - SPECIALE ELEZIONI REGIONALI 2010

WEB TV

Composizione consiglio regionale Marche

Composizione consiglio regionale Marche



Consiglieri proclamati Liste Circoscrizione




GIAN MARIO SPACCA Presidente della Giunta Regionale proclamato Eletto

MARCO LUCHETTI PARTITO DEMOCRATICO ANCONA

FABIO BADIALI PARTITO DEMOCRATICO ANCONA

GIANLUCA BUSILACCHI PARTITO DEMOCRATICO ANCONA

ENZO GIANCARLI PARTITO DEMOCRATICO ANCONA

ALMERINO MEZZOLANI PARTITO DEMOCRATICO PESARO E URBINO

VITTORIANO SOLAZZI PARTITO DEMOCRATICO PESARO E URBINO

MIRCO RICCI PARTITO DEMOCRATICO PESARO E URBINO

GINO TRAVERSINI PARTITO DEMOCRATICO PESARO E URBINO

SARA GIANNINI PARTITO DEMOCRATICO MACERATA

FRANCESCO COMI PARTITO DEMOCRATICO MACERATA

ANGELO SCIAPICHETTI PARTITO DEMOCRATICO MACERATA

ANTONIO CANZIAN PARTITO DEMOCRATICO ASCOLI PICENO

PAOLO PERAZZOLI PARTITO DEMOCRATICO ASCOLI PICENO

PAOLO PETRINI PARTITO DEMOCRATICO FERMO

ROSALBA ORTENZI PARTITO DEMOCRATICO FERMO

PAOLO EUSEBI ITALIA DEI VALORI ANCONA

LUCA ACACIA SCARPETTI ITALIA DEI VALORI PESARO E URBINO

PAOLA GIORGI ITALIA DEI VALORI MACERATA

MORENO PIERONI ALLEANZA RIFORMISTA ANCONA

LUCA MARCONI UNIONE DI CENTRO MACERATA

SANDRO DONATI ITALIA DEI VALORI ASCOLI PICENO

DINO LATINI ALLEANZA PER L'ITALIA ANCONA

VALERIANO CAMELA UNIONE DI CENTRO ASCOLI PICENO

MAURA MALASPINA DETTA ANTONELLA UNIONE DI CENTRO FERMO

ADRIANO CARDOGNA VERDI ANCONA



ERMINIO MARINELLI Candidato coalizione seconda classificata

GIACOMO BUGARO IL POPOLO DELLA LIBERTA' ANCONA

DANIELE SILVETTI IL POPOLO DELLA LIBERTA' ANCONA

GIOVANNI ZINNI IL POPOLO DELLA LIBERTA' ANCONA

MIRCO CARLONI IL POPOLO DELLA LIBERTA' PESARO E URBINO

ELISABETTA FOSCHI IL POPOLO DELLA LIBERTA' PESARO E URBINO

GIANCARLO D'ANNA IL POPOLO DELLA LIBERTA' PESARO E URBINO

FRANCESCO MASSI IL POPOLO DELLA LIBERTA' MACERATA

FRANCESCO ACQUAROLI IL POPOLO DELLA LIBERTA' MACERATA

GIULIO NATALI IL POPOLO DELLA LIBERTA' ASCOLI PICENO

UMBERTO TRENTA IL POPOLO DELLA LIBERTA' ASCOLI PICENO

FRANCA ROMAGNOLI IL POPOLO DELLA LIBERTA' FERMO

GRAZIELLA CIRIACI IL POPOLO DELLA LIBERTA' FERMO

ROBERTO ZAFFINI DETTO ZAFFO LEGA NORD PESARO E URBINO

ENZO MARANGONI LEGA NORD MACERATA



MASSIMO BINCI SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA ANCONA

RAFFAELE BUCCIARELLI RIFONDAZIONE COMUNISTI ITALIANI ANCONA
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