mercoledì 16 giugno 2010

La lega dei Socialisti.... parte !

La lega dei Socialisti.... parte !
di Giuseppe Giudice

Così Domenica 27 Giugno Ore 9. Centro Congressi Via Cavour 50/A, Roma, nello stesso locale dove tenemmo il convegno del 1 Febbraio, vi sarà l’Assemblea costitutiva della Lega dei Socialisti per la Sinistra. Non un partito, non una corrente, non assemblaggio di ceto politico ma un luogo dove si ritrovano militanti, intellettuali, sindacalisti per rivendicare la centralità del pensiero e del progetto socialista nel processo di ricostruzione della sinistra italiana. Un laboratorio politico, dunque. Consapevole che in tale processo di ricostruzione ha carattere preminente la ricostruzione di una cultura politica legata strettamente ad un progetto di trasformazione sociale. Quindi un laboratorio “attivo” non pura accademia sul passato e sul futuro del socialismo, ma un centro di elaborazione coinvolto nel vivo della battaglia politica concreta per l’affermazione dei valori della sinistra e nella lotta contro la destra e quindi partecipe delle grandi battaglie democratiche per la giustizia sociale e per la difesa delle libertà personali e collettive. L’adesione alla Lega sarà compatibile con la iscrizioni ai vari partiti della sinistra: a SeL, al PSI, a quegli amici e compagni nel PD che vivono un travaglio politico dovuto alla mancanza di identità e di progetto di quel partito e ..perchè no , anche a quei compagni iscritti alla Fed Sin che non condividono il minoritarismo identitario di Ferrero. Ma è evidente che di fatto l’interlocutore privilegiato del nostro progetto è costituto da SeL e dalla idea di Vendola di una sinistra larga in un centrosinistra alternativo. E non perché noi vogliamo diventare una corrente esterna di SeL (la caratteristica della Lega è la sua profonda autonomia) ma perché vediamo in SeL l’idea di un processo aperto e non presuntuosamente autosufficiente (soprattutto nella visione di Vendola) e crediamo che il governatore della Puglia possa essere punto di riferimento di una ricostruzione della sinistra e della riorganizzazione del centrosinistra di cui parlavamo prima.
Noi in questo processo vogliamo portare le nostre idee e la nostra visione non come verità assolute da imporre a chicchessia ma quale elemento imprescindibile del dibattito. Vogliamo contribuire a delineare il profilo identitario del nuovo soggetto politico che deve nascere alla fine del processo e che non sarà SeL (essa si definisce come punto di partenza e non approdo definitivo) e meno che mai il PSI attuale. Vogliamo dire la nostra su un tema cruciale: che senza socialismo non esiste sinistra (lo ha detto Alfonso Gianni che certo non proviene dalla storia del PSI). E lo vogliamo dire al di fuori di un vuoto identitarismo di sigle. Vogliamo solo far capire che la sinistra potrà ritrovarsi solo in un progetto del Socialismo del XXI Secolo.

PEPPE GIUDICE

domenica 13 giugno 2010

E' GIUNTA L'ORA !

E' GIUNTA L'ORA !


di Carlo Felici
Domenica 27 Giugno. Ore 9. Roma, Centro Congressi, Via Cavour 50/A, nei pressi della Stazione Termini: ASSEMBLEA FONDATIVA DELLA LEGA DEI SOCIALISTI.

Aperta alla partecipazione e all'adesione di tutti coloro che credono che nel mondo: dal Sudamerica all'Europa, solo una grande aggregazione socialista può contrastare la desertificazione culturale e la macelleria sociale delle destre neoliberiste. Condividiamo insieme un nuovo progetto unitario aggregativo a sinistra, fondato non su orti botanici o parchi biofaunistici, ma su valori umani solari intramontabili. Può aderire chiunque tra gli iscritti di SEL, del PSI, del PD, di altri partiti della sinistra o anche tra i non iscritti a partiti e tra coloro che sono attivi in associazioni della società civile. Reagiamo con un grande slancio politico, morale e civile alla riduzione del Socialismo Italiano ad un'associazione di naufraghi stretti in una piccola zattera alla deriva nell'oceano delle sue contraddizioni. Voliamo più in alto!

PON A VOLAR EL SOCIALISMO !


Il documento che segue costituisce la traccia base del Manifesto fondativo della Lega dei socialisti. Si invitano i compagni interessati a trasmettere integrazioni e suggerimenti che saranno riordinato dal Comitato promotore e riesaminati in sede di assemblea.

Manifesto della Lega dei Socialisti - Per una società di liberi ed eguali

BOZZE

Roma 27 giugno

1- L’assenza in questi anni di una presenza e di una cultura socialista è una componente rilevante del degrado del nostro paese. Solo da noi, anche tenendo conto delle difficoltà oggettive che hanno coinvolto il socialismo europeo, si è sostenuta la necessità del superamento dei valori e di una esperienza quale quella del movimento socialista, determinando una anomalia nella nostra vita politica. In realtà anche questa pretesa rappresenta una evidenza del declino di questo paese. E’ tempo che questa anomalia venga superata iniziando dalla riproposizione dei principi fondanti dell’eguaglianza, della libertà, della democrazia. Solo l’offuscamento della ragione può considerare come superati questi principi. E’ tempo che si costruisca anche nel nostro paese una grande forza socialista capace di rappresentare tutte le anime di una sinistra riformatrice, la domanda di lavoro, di dignità, di giustizia, la capacità di elaborare le riforma che portino verso una globale, diffusa e nuova qualità della vita sociale e pubblica. Questa è, peraltro, l’esigenza che emerge anche dalla necessità di superare la gravissima crisi economia e finanziaria in atto a livello internazionale. Questo è il compito di ogni socialista, questo è l’impegno della Lega dei Socialisti.

2 – Questa drammatica crisi economica e sociale, che ha colpito pressoché tutti i paesi, conclude e sanziona l’esperienza liberista avviata negli anni settanta. Con quella politica s’intendeva non solo sostituire l’impronta keynesiana del dopoguerra ma, anche e in primo luogo, quella dalla storia del movimento socialista. Non è un caso che con una incredibile inversione della realtà (oltre a tutto dopo le rilevantissime risorse pubbliche impegnate per il salvataggio del sistema finanziario) si accusa ora questo movimento di essere la causa della crisi e di bilanci pubblici negativi non più sostenibili.

Gli interessi liberisti diffusi sotto varie spoglie, non intendono certo, meditare responsabilmente sui disastri prodotti, ma, giocando anche sulle debolezze del movimento socialista e della sinistra in genere, intendono caricare sulle risorse pubbliche collettive le perdite e gli errori accumulati lasciando sostanzialmente inalterate le cause e i meccanismi del sistema, arrivando alla sfacciataggine e alla disonestà intellettuale di attribuire alla sinistra la responsabilità di quegli stessi fallimenti e dei conseguenti oneri sui bilanci pubblici.

Noi pensiamo che non sia sufficiente contrastare questa offensiva liberista, occorre sconfiggerla e recuperare valori e comportamenti conseguenti. Questo deve essere uno dei compiti della Lega dei Socialisti.

3- In questi anni numerosi e gravi errori sono stati compiuti dalla sinistra, in primo luogo la debolezza dell’aggiornamento dell’analisi politica a vantaggio di una acquiescenza alla moda liberista. Errata è stata la posizione assunta, alle volte anche a sinistra, di considerare superato il movimento e i valori espressi dal movimento socialista, dimenticare le analisi sul funzionamento del sistema capitalistico, scoprire il cittadino consumatore come indistinta figura finale di un processo produttivo finalizzato al consumo. Noi crediamo che sia necessario superare questa lunga fase di annebbiamento chiamando in primo luogo tutti i socialisti ad operare per rinnovare analisi, responsabilità , comportamenti. La Lega dei Socialisti si propone di operare in questa direzione tenendo presente la priorità dei valori dell’eguaglianza e della libertà come bussola della decisioni politiche, riconoscendo nella elaborazioni e attuazione delle riforme il ruolo della sinistra socialista. A questi fini occorre produrre un processo di ricostruzione della sinistra italiana, che porti l’insieme delle forze di progresso a recuperare una visione strutturale dei processi di riforma sociale ed economica necessari per uscire dal disastro in cui la crisi del modello liberista ha gettato l’intero occidente sviluppato e che nel nostro Paese si presenta in termini aggravati dai precedenti limiti qualitativi e quantitativi dello specifico sistema economico, sociale e culturale. .

4- Noi non temiamo il mercato ma a condizione che non sia uno strumento per accrescere le disuguaglianze economiche e le dislocazioni dei poteri, e riteniamo che il socialismo rappresenti l’estensione della democrazia. Noi sappiamo, infatti, che possiamo regolare il mercato nelle direzioni che siano allo steso tempo di sviluppo civile, sociale ed ambientale. E regolare il mercato vuol dire saper mettere in opera gli strumenti opportuni, significa disporre e alimentare quella cultura dei comportamenti e dei valori pubblici che l’individualismo liberista tende a distruggere come condizione per alimentare e giustificare se stesso, in realtà alimentando un inaccettabile darwinismo sociale, vendendo la truffa della flessibilità teorica del lavoro mentre in realtà si tratta del dramma della precarietà. Ma noi oggi sappiamo che il patrimonio dell’economia della conoscenza consente di progettare e realizzare riforme e condizioni di sviluppo tali da incidere in maniera radicale sulla qualità e quantità del lavoro alienante. E sappiamo inoltre che una nuova qualità della domanda deve prevedere lo spostamento delle risorse verso la fruizione di beni culturali, ambientali, verso forme di partecipazione e di coinvolgimento. Per noi la società più ricca è quella diversamente ricca proprio perché ha ampliato la domanda non dello sperpero ma quella culturale del singolo e della società. Come Lega dei Socialisti, intendiamo aprire queste prospettive, affrontare questi percorsi e porre sul terreno delle scelte politiche le alternative possibili. La programmazione deve diventare il centro del processo di trasformazione economica e sociale. La centralità del lavoro e le politiche di piena occupazione ne devono costituire la priorità.

5- Noi temiamo maggiormente la strisciante operazione di azzeramento del welfare, l’offensiva contro la nostra Costituzione, la concezione delle istituzioni pubbliche come strumenti privati, l’annebbiamento dei costumi e dei comportamenti pubblici. Questa è l’antitesi di una società socialista, questo è un mondo che non ci appartiene. Nella situazione particolare del nostro paese temiamo anche che la crisi economica che sancisce la fine dell’egemonia culturale liberista induca una accelerazione e colpi di coda a favore di trasformazioni di ordine istituzionale che dovrebbero piuttosto essere considerate come ormai superate.

6 - L’Appello della Lega si rivolge a tutte le organizzazione e a tutti gli individui che, indipendentemente dalla loro attuale collocazione, si possono ritrovare nel Progetto generale, con l’intento di esserne autori attivi. Non si tratta di ritornare al dibattito di un secolo fa e alle divisioni di allora. Da quei momenti si è maturato in termini generali il senso essenziale della qualità degli strumenti democratici necessari per condizionare e modificare le logiche negative del sistema capitalistico. Si tratta di acquisizioni importanti perché riconoscono la necessità della coerenza tra la qualità degli strumenti e la qualità dei fini. Nel frattempo l’economia della conoscenza ha elaborato capacità innovative nei contenuti e nei processi economici e sociali che, se orientate da una cultura progressista, possono concorrere in termini essenziali a modificare le condizioni e i tempi del lavoro alienante, ad eliminare gli impatti negativi per uno sviluppo socialmente, ambientalmente ed economicamente sostenibile. La Lega dei socialisti intende collocarsi su questo versante della qualità dello sviluppo, sostenendo il ruolo e le funzioni delle strutture pubbliche sia di ricerca che di programmazione, promuovendo elaborazioni, dibattiti e proposte. Solo un impegno di questa natura politica potrà consentire di cogliere le opportunità di cambiamenti in positivo dello sviluppo del nostro paese e delle relazioni internazionali.

7 -Come già accennato, la gravità della situazione del lavoro tende a mettere in secondo piano la crisi di un complesso di funzioni pubbliche che devono essere, invece rafforzate e rilanciate, dalla scuola la cui ultima riforma risale alla metà degli anni sessanta e che recentemente è stata fatta oggetto di pseudo riforme che sono servite soltanto a sottrarre risorse preziose al settore della formazione pubblica per avvantaggiare quello privato, alla giustizia per la quale il centro destra per motivi ormai evidenti a tutti non è in condizione di attuale una riforma credibile, con effetti negativi di vario ordine sia sociale sia economico, al sistema dell’informazione che ha progressivamente e gravemente perso la sua natura di strumento democratico e pluralista. Esiste poi la necessità di una costruzione di una Europa politica. La recente crisi ne ha evidenziato la necessità ma anche i ritardi. La creazione di una moneta unica senza il sostegno di forti coordinamenti politici ed economici rischia seriamente di rendere precario il modello europeo, fino alla impossibilità di reggere di fronte alle crescenti turbolenze finanziarie. Anche il PSE non può essere escluso da questa analisi critica di grave insufficienza. Tuttavia solo intervenendo agli opportuni livelli e con la necessaria chiarezza di propositi si può fare del movimento socialista a livello europeo un necessario attore positivo di crescita democratica degli equilibri internazionali, di progressiva eliminazione delle discriminazioni, dei focolai di guerra, delle ricorrenti e inaccettabili lotte razziali e fratricide, delle ingiustizie e prevaricazioni politiche, sociali e culturali.

8 – Raccogliere e orientare in termini generali l’impegno di tanti, elaborare e avanzare risposte, ascoltare e partecipare ai processi, alle analisi, significa porre le condizioni per un cambiamento della qualità civile del nostro convivere nella direzione finalmente di una società socialista.

Noi siamo convinti che un mondo migliore non solo è possibile ma è anche alla portata delle nostre capacità se sapremo unirci e collaborare. La Lega non intende essere l’ennesima espressione partitica, non perchè si ritiene inessenziale assumere responsabilità di Governo, ma perché queste devono essere precedute da una ricostruzione dei rapporti, degli ideali, dei valori e dei comportamenti. Un nuovo partito nascerà dalla costruzione di una nuova base culturale, da una nuova volontà di assumere una responsabilità collettiva, dalla partecipazione alla costruzione di un Progetto e di un Programma senza i quali si ricreerebbero le logiche che intendiamo superare. Ci sono forze nei Partiti della sinistra – ad incominciare da SEL e dalle posizioni di Vendola – con le quali intendiamo collaborare e con le quali verificare il comune intento del rinnovamento della politica, degli schieramenti, dello sviluppo di una società socialista. L’iniziativa di Vendola ha raccolto il consenso di molti compagni socialisti, anche aderenti alla Lega, in quanto si è posta lungo una linea di superamento di vecchie logiche confinate in un ristretto orizzonte ideologico presenti anche in SEL, con una linea culturalmente avanzata e dei comportamenti coerenti con i valori e con la tradizione socialista, mentre altri partiti esenziali nello schieramento di centro sinistra devono ancora superare le loro ambiguità originarie. La Lega dei Socialisti intende contribuire a questo sviluppo, intende sostenere e arricchire tutte quelle espressioni di rinascita della sinistra nel nostro Paese con la necessaria memoria della storia del movimento socialista, intende arricchire questo processo aggiornando il costante riferimento ai valori e ai principi di quel movimento.

Essa si propone di essere uno strumento aggregante per l’elaborazione di un progetto innovativo della sinistra italiana su basi riformiste e rivoluzionarie, intendendo con ciò, in senso lombardiano, la creazione di una piattaforma programmatica con la quale i valori del socialismo europeo e mondiale possano produrre dei cambiamenti tali, nell’azione di governo, da incidere strutturalmente e profondamente nei meccanismi sociali ed economici per rendere impossibile un ulteriore regresso verso quelle forme deteriori del neoliberismo che generano impoverimento, precarietà e miseria economica e culturale. Tale soggetto politico inoltre avrà necessariamente una struttura federativa, in quanto intende accogliere varie anime e varie componenti socialiste, presenti nei partiti della sinistra e nella società civile, le quali, anche se attive e militanti in vari partiti, potranno, con la Lega dei Socialisti, convergere su un programma di livello socialista europeo, avanzato e democratico

La Lega dei Socialisti ha quindi come suo motto fondantivo: LIBERTA’ E LAVORO, poiché ritiene, come il grande Presidente Pertini ebbe a sottolineare, che non possa esiste democrazia né socialismo senza adeguate garanzie sui diritti umani essenziali e tanto meno alcuna libertà senza precise tutele e concrete prospettive di piena occupazione nel mondo del lavoro, come base attuativa essenziale della giustizia sociale.



Ricordando Berlinguer (A 26 anni dalla scomparsa)

Ricordando...Berlinguer
(A 26 anni dalla scomparsa)

di Giuseppe Giudice

Diciamoci la verità: a noi Socialisti Enrico Berlinguer non è mai piaciuto. Lo riconosciamo. Ma al tempo stesso sento il dovere di esprimere un ricordo di un compagno che comunque è stato un esempio di grande rigore politico e morale che non può essere dimenticato soprattutto in un momento in cui la politica ha veramente smarrito ogni valore ed ogni buon esempio. La sua denunzia della “questione morale” che per Berlinguer non era tanto relativa ai rapporti tra politica ed affari ma all’occupazione dei partiti di spazi di gestione che non competevano loro era giusta e sincera. Magari poi il partito quel suo giudizio lo ha utilizzato in modo strumentale (dato che negli anni 80 il PCI era comunque presente nei consigli di amministrazione delle aziende pubbliche ENEL – Ferrovie- RAI) e non c’è stata convergenza tra teoria e prassi.
Ho invece sempre criticato il suo accostare la questione morale all’idea di “diversità comunista” che è un concetto carico di integralismo e settarismo e che ha impedito lo svilupparsi di rapporti positivi a sinistra. Immaginare che un partito possa essere portatore di una diversità morale ed antropologica è un concetto che contrasta (ma forse Berlinguer stesso non se ne rese conto) con una concezione pluralista della democrazia. C’è un po’ una eco della vecchia tradizione comunista in questo. Il partito leninista come avanguardia della classe operaia possessore della verità storica. Questo è in realtà la radice teorica del totalitarismo di sinistra: se il partito è l’interprete unico della coscienza di classe (concetto ribadito da Luckacs) esso non può tollerare la presenza di altri soggetti politici che si rapportano dialetticamente con esso e quindi la dittatura del proletariato coincide con quella “democrazia totalitaria” che è il governo degli “amici del popolo” non il governo basato sul consenso popolare costantemente verificato dalla prassi democratica autentica. Da sottolineare la risposta di Rosa Luxemburg a Lenin : “la libertà è sempre quella di chi la pensa diversamente”. Ora in Berlinguer questo concetto sembra spostarsi da un terreno storico-politico ad uno etico-antropologico. Certo questo ribadire la “diversità” era anche un modo per dare una identità forte ad un PCI in crisi agli inizi degli anni 80 per il contestuale fallimento del compromesso storico e dell’Eurocomunismo. Ma rese difficili i rapporti a sinistra. Agli inizi degli anni 80 la linea di Craxi non si era completamente affermata nel PSI. Ad appoggiare Craxi c’era soprattutto il “partito degli assessori” a cui non importava tanto della rottura con il PCI quanto del ritorno al governo con la DC dopo diversi anni che il PSI aveva dato l’astensione o l’appoggio esterno. Questa posizione integralista di Berlinguer (consiglio di leggere a proposito la cronaca che fa il Presidente Napolitano nel suo libro “dal PCI al socialismo europeo) finì fatalmente per rafforzare le posizioni di Craxi e portare un partito come il PSI, che anticomunista non era mai stato a posizioni di frontale contrapposizione con il PCI. Quella guerra maledetta a sinistra (che a ben vedere che una delle radici più lontane della sua disfatta attuale). Berlinguer non apprezzava i socialisti, la loro cultura politica. Egli era sinceramente convinto che in Italia i socialisti fossero “un accidente della storia” (così la pensava anche De Mita) e che per governare il paese e salvarlo da avventure reazionarie occorreva puntare ad un accordo forte tra i due principali partiti (PCI e DC). I socialisti non avevano senso in questo schema. Per questo ad opporsi alla politica di Berlinguer non furono solo gli autonomisti craxiani, ma anche Lombardi, Mancini, Giolitti. In realtà il PCI raggiunse il 34% dei voti nel 1976, ma tre anni dopo perse oltre il 4% . Non si possono prendere voti che sono di protesta contro la DC e poi fare accordi organici con essa, si cade in una grossa contraddizione. Berlinguer non capì che la DC aderì ai governi di Unità nazionale strumentalmente. Essa (la DC) non avrebbe potuto fare nessun accordo organico con il PCI dato il carattere anticomunista di una parte maggioritaria dell’elettorato democristiano; del resto la DC ebbe difficoltà nel 1964 a fare il governo con il PSI di Nenni (ad esso si oppose parte della chiesa, pezzi dell’amministrazione americana, grossa parte della Confindustria) – fu solo grazie a Papa Giovanni ed a Kennedy che quella operazione potè essere varata. Berlinguer aveva una via d’uscita: rendere il PCI omogeneo al socialismo europeo ed avviare la riunificazione con il PSI. Questo avrebbe reso inutile il craxismo e posto le basi per una alternativa di governo alla DC. Ma se Berlinguer ebbe dei buoni rapporti con alcuni leader socialisti europei (Willy Brandt, Bruno Kreisky) rifiutò sempre di rendere organico il suo partito al socialismo democratico. Opponeva la sua fiera diversità comunista, tutta ideologica, alla socialdemocrazia “subalterna al capitalismo”. In realtà non si accorse che molti partiti socialisti (la socialdemocrazia svedese, i socialisti francesi) avevano programmi ben più a sinistra del PCI e si ponevano concretamente sul piano progettuale e non astrattamente ideologico il tema di come andare gradualmente oltre il capitalismo; temi che tornano di attualità e confluiscono nel progetto di “socialismo del XXI Secolo”. Alla base di questa incomprensione c’è il suo giudizio sul socialismo reale che era certamente critico ma a metà. Egli diceva che l’URSS era un “paese socialista dai tratti illiberali. Egli quindi contestava il carattere autoritario dell’URSS (e dei paesi satelliti) ma riconosceva il carattere socialista dei rapporti di produzione. E ribadiva che sotto l’aspetto sociale tali paesi erano più avanzati di quelli dell’Europa governata dalla socialdemocrazia. E’ ovvio che egli fu vittima di un grande abbaglio. Sia perché la Svezia o l’Austria avevano certo sistemi sociali infinitamente più avanzati di quello dell’URSS. Sia perché soprattutto non si rese conto che il carattere politico totalitario era strettamente legato al carattere non socialista della società sovietica che era invece un capitalismo burocratico di stato fondato sul potere assoluto di una burocrazia quale classe dominante. L’incapacità di giungere a queste conclusioni e di rompere definitivamente con il leninismo ha di fatto rappresentato il limite più forte del suo pensiero. Ed alcune interpretazioni (forzate) del suo pensiero hanno portato da un lato al PD (alleanza tra post-PCI e post-DC demitiani) dall’altro al concetto di “sinistra senza aggettivi”. Ecco perché è importante nella sinistra il contributo di una cultura socialista depurata dal post-craxismo. Ma al di là di ciò, noi tutti non dobbiamo dimenticare un compagno che pur nel contrasto di opinioni rappresenta un esempio di nobiltà della politica.

PEPPE GIUDICE



giovedì 10 giugno 2010

AL Compagno "GIACOMO MATTEOTTI" - 10 Giugno 1924 / 10 Giugno 2010

Giacomo Matteotti (Fratta Polesine, Rovigo, 1885 - Roma 1924). Deputato Socialista, nell'ottobre del 1922 fu nominato segretario del Partito Socialista Unificato. Avverso alla politica di compromessi praticata anche da molti compagni, fu tra gli oppositori più efficaci e decisi del governo Mussolini che attaccò più volte alla Camera sin...o al duro discorso del 30 maggio 1924 con cui denunciò le violenze e i brogli commessi per vincere le elezioni del 6 aprile. Assalito pochi giorni dopo (10 giugno) da una banda di sicari Fascisti.


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venerdì 21 maggio 2010

ALFONSO GIANNI: NON C’E’ SINISTRA SENZA SOCIALISMO !


Roma, 20 maggio ’10 (Fuoritutto) Nell’ ambito dell’assemblea nazionale dell’ ARS (Associazione del Rinnovamento della Sinistra, fondata da Aldo Tortorella, n.d.r.) tenutasi recentemente a Roma Fuoritutto ha incontrato Alfonso Gianni, 60 anni, esponente di Sinistra Ecologia e Libertà, saggista, già parlamentare, sottosegretario e stretto collaboratore di Fausto Bertinotti, il quale nel corso dell’intervista ha sottolineato tra l’altro come non c’è sinistra senza il socialismo.

Da un punto di vista nominalistico, è auspicabile che la sinistra europea, nel suo complesso, possa ancora parlare di socialismo, in coerenza con la propria storia e con il proprio futuro ?
Sì certamente. Sono convinto che il capitalismo come ogni altra formazione socioeconomica non durerà in eterno, anche se la sua fine non è imminente. Tuttavia l’accumularsi di crisi, non solo economiche, ma ecologiche e sociali ad esempio, indicano che stiamo entrando in una fase di transizione la cui durata non è preventivabile. L’esito è tutt’altro che scontato, ma pensare ad una società senza sfruttamento dell’uomo sull’uomo e senza alienazione dai prodotti del proprio lavoro sia possibile e necessario. Questo per me è l’essenza del socialismo. Non conosco altri termini per definire una simile società. Naturalmente non dimentico i fallimenti del socialismo reale o del comunismo fattosi stato nel novecento. Li dobbiamo studiare con molta attenzione e senza paura di scoprire non solo errori ma anche orrori. Ma l’istanza di liberazione e di eguaglianza che sta alla base degli ideali socialisti mi pare l’unica per la quale valga la pena di battersi. Su questo sta la discriminante anche nel mondo moderno fra destra e sinistra, sia sul piano filosofico che politico. E la sinistra o è socialista, senza aggettivi ulteriori, o non è.
Potrebbe comunque essere individuabile una ideologia alternativa con robuste radici in passate esperienze ?
Il pensiero socialista ancora oggi mi appare come il più compiuto per configurarsi come un’alternativa allo stato di cose presenti. Penso che la vecchia contrapposizione fra comunisti e socialisti, fra riformisti e rivoluzionari, che ha caratterizzato, anche con vicende drammatiche e negative, tutto il novecento non abbia oggi davvero alcun senso. Sono quindi convinto che fra le diverse anime e tradizioni della sinistra sia necessario ricostruire oggi una sorta di nuovo e alto patto identitario, che possa quindi delineare il profilo della nuova sinistra del XXI secolo
Sempre in questo quadro, è ancora giustificata, o perseguibile, una concezione complessivamente sfavorevole alla inarrestabilità del processo di globalizzazione dell’ economia mondiale ?
In continuità con la risposta precedente, vorrei rispondere a questa cruciale domanda con una citazione, che riporto a memoria. Diversi anni fa comparve su l’Unità un editoriale di padre Ernesto Balducci, l’animatore della scuola di Fiesole. Pochi giorni dopo egli morì in un incidente stradale. Forse anche per questo che le sue parole mi parvero molto profetiche. Iniziava pressappoco così: la dimensione dell’uomo moderno è oggi stretta tra un’alternativa: tra il ritorno al villaggio d’origine o aprirsi al mondo intero. Eravamo agli inizi del successo politico della Lega e nessuno avrebbe ancora potuto pensare che sarebbe stato purtroppo così rilevante. Penso che quella alternativa sia esatta e che bisogna scegliere il mondo non il villaggio d’origine. Naturalmente questo comporta una critica aspra e rigorosa del modo concreto con cui questa globalizzazione, dal 1980 in poi si è realizzata nel mondo.
Nel panorama italiano, è ravvisabile una tentata, seppur non realizzata, coesistenza di elementi socialisti con spunti di solidarietà sociale, di ispirazione cattolica, nel partito democratico?
Certamente. Il partito democratico nel suo insieme mi appare un corpo politico nel quale i suoi iscritti e anche larghe fette del suo elettorato sono più a sinistra del suo gruppo dirigente che invece punta a un partito centrista modernizzato. Questa è una bella e grande contraddizione e prima poi scoppierà, con esiti non prevedibili. Questa collocazione di sinistra della maggioranza del corpo del Pd non è riducibile alla geografia delle vecchie componenti politiche che lo hanno costituito, ma è trasversale rispetto ad esse. Tanto per chiarirci, con la speranza di non offendere nessuno, un conto è Rosi Bindi, un altro Fioroni o Enrico Letta. E’ superfluo dire che mi trovo più in consonanza con la prima che con i secondi.
Non sono ipotizzabili, con queste premesse, convergenze politiche elettorali con il partito democratico ?
Si che lo sono. Sia a livello locale che nazionale. Penso in sostanza che non ci sia alternativa, se si vuole batter le destre, a un rinnovato centrosinistra. Nel quale ci deve essere chi rappresenta il centro e chi la sinistra. Poi si vedrà se il pendolo pesa più verso il centro o verso la sinistra, che è ovviamente la cosa che vorrei. Questa considerazione la rivolgo soprattutto a chi come me sta cercando di ricostruire una sinistra all’altezza dei nuovi compiti. Ma evidentemente mi aspetto che nel campo del Pd non tornino a prevalere quelle scelte di autosufficienza che sono state alla base della stessa sconfitta dell’ultimo governo Prodi. A buon intenditor poche parole…
A dispetto delle difficoltà crescenti per la tenuta governativa, derivanti dalle inchieste giudiziarie, il dinamismo federalista della Lega sembra tuttavia moltiplicarsi. Quale risposta suggerisce la sinistra radicale ?
Quello di non lisciare il pelo alla Lega. Anche nel campo della sinistra radicale c’è chi, anche se finora si vede poco, ha la tendenza a seguire le mire di un certo populismo di sinistra. Voglio essere più chiaro. Quanto dico è l’esatto opposto dell’accusa che D’Alema rivolge a Nichi Vendola. Nel caso pugliese non c’è nessun populismo, c’è invece una ritrovata connessione sentimentale, secondo la celebre espressione di Antonio Gramsci, con il popolo, particolarmente con i giovani. Questa è la ragione del successo di Vendola, che D’Alema ha cercato per ben due volte di contrastare, senza riuscirvi e , ciò che è più grave, senza avere tratto le giuste conseguenze da ciò. Mi riferisco invece alla tendenza ad assumere a volte parole d’ordine semplificative, linguaggi grossolani, sperando così di raggiungere più facilmente il popolo. La differenza fra noi e la Lega non è solo e tanto di linguaggi: è di contenuti.
Alfonso Gianni infine si sofferma sulla attuale drammatica crisi economica.”Nel mio ultimo libro (Goodbye liberismo, Ponte alle Grazie editore), uscito esattamente un anno fa, ma credo ancora del tutto attuale, visto che siamo immersi nella stessa crisi economica, ho sostenuto – rileva - che sono venuti al pettine quattro nodi. Ognuno di questi è un aspetto della crisi e tutti si manifestano contemporaneamente. La crisi economico-finanziaria, quella scatenatasi con i subprime e i fallimenti delle banche che deriva a sua volta da una crisi di sovrapproduzione; la crisi sociale, derivante dall’aumento delle povertà nel mondo e della polarizzazione dei redditi nelle economie più avanzate e in quelle dei paesi emergenti, come la stessa Cina; la crisi ecologica, conseguenza dello stesso modello di sviluppo capitalistico devastante che ha subito un’ulteriore accelerazione con il neoliberismo della globalizzazione; quella democratico-istituzionale, che ha messo in cri111si gli stati-nazione, la democrazia al loro interno e i pochi organi di governance che c’erano a livello mondiale, come lo stesso Onu. La sinistra deve intervenire contemporaneamente su questi quattro terreni, se vuole trasformare la società”.

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